mercoledì 8 giugno 2011

una boccata d'aria

Per una volta tanto voglio parlare di cose belle, perchè ci sono anche quelle (anche se fatico non poco per renderle parte della mia vita).

Per prima cosa mi sono presa una nuova fotocamera, era da tempo che ne cercavo una e finalmente ho trovato quella con i requisiti che fanno per me. Super zoom, buone foto anche con poca luce, ottimi video (l'audio devo ancora sperimentarlo per bene), possibilità di usarla in modo del tutto manuale, sensore non troppo affollato, una marea di impostazioni ed effetti con cui sbizzarrirsi...gli unici difettucci sono una lente un po' meno luminosa di quella della vecchia fotocamera (F3.1 contro F2.6 di quella vecchia...la differenza si nota, ma è minima) e la batteria ricaribile che dura pochino, ma ne ho già prese 2 di scorta, anche se una mi deve ancora arrivare.



In secondo luogo...il 24 giugno vado al concerto dei Killers ad Hyde Park!! Dopo quasi due anni che non li vedo, finalmente mi troverò di nuovo davanti a loro! Non ci saranno con me le persone con cui fino ad ora avevo condiviso tutti i concerti assassini, un po' mi dispiace, però sono troppo felice di poter andare, ogni altra cosa passa in secondo piano. E forse il giorno prima andremo anche al concerto dei White Lies...

Diciamo che tra fotocamera e concerto mi sono fatta un super regalo anticipato di compleanno

giovedì 3 febbraio 2011

bambini ad alto bisogno

Ho pianto nel leggere queste parole, scritte da una super mamma in un forum:

Io ho avuto - e ho - una figlia ad alto bisogno. Bisogno di contatto, tetta, di presenza, di vicinanza, coccole, tetta, latte, tetta, rassicurazioni, tetta, essere portata, tetta, stare in braccio, starmi addosso, giocare su di me, tetta, dormire con me accanto, avvinghiandosi a me e a suo padre.
E' stato ed è faticoso, a volte.
Però penso che in fondo lei è ad alto bisogno ma io non volevo che fosse diversa.
Ho fatto quello verso cui spesso veniamo messe in guardia: l'ho abituata, le ho dato "il vizio".
E' vero. L'ho abituata ad essere certa del suo valore, ad essere non il centro del nostro mondo e della nostra famiglia ma PARTE di essa, non una bambolina ma una persona seppur piccina, l'ho abituata a poter contare su di me sempre, a essere certa che i suoi bisogni saranno sempre soddisfatti, l'ho abituata ad avere stima di se stessa, le ho riconosciuto il diritto di arrabbiarsi con me e manifestarlo se necessario, il diritto di scegliere e di dire di no e protestare a voce alta.
La sto rendendo una persona libera.


Ricordo un giorno alla fermata del bus, avevo S. di 3 o 4 mesi nella fascia. Una donna anzianotta e palesemente single mi dice: che bella, è la prima? e io le rispondo che sì, è la prima. Allora lei mi risponde: non ne faccia più eh, signora!
Io sono rimasta basita manon ho avuto il tempo di rispondere perchè una donna poco sopra la quarantina è intervenuta per rispondere: ha ragione, sono belli quando sono piccoli ma poi sono soltanto un problema. Io ne ho due adolescenti e sono solo problemi, problemi,problemi.
ma ci pensate che tristezza di discorso?

Detto da una madre. Che probabilmente aveva due figli cresciuti come da istruzioni, che da piccoli facevano i loro tot pasti al giorno, i loro sonnellini, erano obbedienti e un po' passivi magari e poi sono diventati grandi senza che i loro genitori li CONOSCESSERO.
Anche M. ed io eravamo così, due soprammobili a sentire i nostri genitori, dormivamo tutta notte, mai capricci, buoni buoni nel nostro box.
A parte mia mamma che mi conosce meglio, mio papà sa veramente poco di me e quel che crede di sapere è perlopiù una sua opinione, i miei suoceri del figlio non sanno veramente nulla di nulla.
E si tratta di relazioni che ormai non si costruiscono più. Siamo certi del loro affetto ma sappiamo di non poter contare su di loro, emotivamente parlando.



Anch'io da piccola ero così, a parte i primi mesi in cui ho cercato invano di comunicare i miei bisogni ai miei genitori. Sono diventata una bambina soprammobile, passiva, buona, silenziosa, che non chiedeva, non pretendeva, non faceva capricci, non si lamentava per niente, si arrangiava a fare le sue cose da sola, ubbidiva e faceva fare bella figura ai suoi genitori perchè era educata e tranquilla.

Ieri sono arrivata a fare mentalmente il riassunto di tutti i pensieri dei giorni scorsi, molti sorti in seguito a discussioni con i miei genitori, soprattutto con mia madre. I miei sono stati genitori del mio corpo (mi hanno fornito cibo, vestiti, una casa - anche se lasciava molto a desiderare come qualità e salubrità, e se avessero voluto avrebbero potuto porvi rimedio fin da subito, ma non erano interessati - mi hanno fatta andare a scuola...e poco altro, in realtà, ma le cose che mi sono mancate non hanno compromesso la crescita materiale...) ma non sono assolutamente stati genitori della mia anima. Ho sempre saputo di non poter contare per niente su di loro emotivamente. La solitudine emotiva/affettiva la ricordo ben presente e opprimente praticamente da sempre...

Più leggo in giro e più mi rendo conto che i problemi che ho adesso arrivano tutti da lì.

sabato 8 gennaio 2011

new year

Avrei parecchie cose da scrivere, ma in questo particolare momento non ne ho voglia, sto abbastanza bene e sono serena e non sento il bisogno di tirare fuori le solite cose. Ma so che tra qualche giorno metterò nero su bianco i miei pensieri. Per ora volevo solo ringraziare i miei amici, quelli veri (e uno di loro forse sta anche leggendo), non quelli che fanno finta di esserlo quando hanno bisogno di qualcosa per poi scomparire quando il loro bisogno si esaurisce. Voglio ringraziarli per tutto. Sono la cosa più preziosa della mia vita, mi danno quello che non ho mai ricevuto dalla mia famiglia. Buon anno amici miei, che il 2011 vi porti quello che meritate e quello che volete!

mercoledì 18 agosto 2010

genitori e figli

Le più recenti teorie sullo sviluppo psico-emotivo dei neonati suggeriscono ai genitori di assecondare il più possibile i bisogni e le richieste dei propri figli nei primi mesi, che si tratti di tenerli in braccio, di allattarli quando lo richiedono, di farli dormire nel lettone, di evitare di farli piangere a lungo inutilmente, di coccolarli il più possibile, eccetera. In questo modo il neonato si sente al sicuro, amato ed accolto, cresce con la consapevolezza che i suoi bisogni verranno soddisfatti e i suoi problemi verranno affrontati e che ci sarà sempre qualcuno al suo fianco su cui può contare, acquisisce fiducia in se stesso e nei genitori, e quindi anche nel mondo. I bambini trattati in questo modo diventano più sereni ed equilibrati, più sicuri di se stessi e più indipendenti.

Leggendo pagine di racconti di genitori che hanno seguito questa strada e che si trovano con bimbi meravigliosi e felici, ho istintivamente pensato che tutto dev'essere nato da lì. I miei mi raccontano che nel primo anno di vita ho passato tutte le notti, senza nessuna eccezione, piangendo disperata, e loro non riuscivano a calmarmi in nessun modo. Evitavano accuratamente di prendermi in braccio o di mettermi a dormire nel lettone con loro, all'epoca queste due cose erano considerate vizi terribili da evitare assolutamente! E così per mesi, notte dopo notte, sono stata lasciata da sola nel mio lettino a piangere e piangere e piangere. Magari sarebbe bastato prendermi in braccio fino a farmi addormentare, o meglio ancora tenermi nel lettone, per assicurarmi notti tranquille...Forse da questo dipende tutto quello che è seguito, la mia mente durante le prime fasi della sua formazione ha dovuto fare i conti con questa realtà di bisogni emotivi non soddisfatti, di solitudine, di angoscia non presa in considerazione, di lacrime ignorate costantemente, e forse per questo si è convinta che da fuori, dal mondo esterno, dagli altri, genitori compresi, non sarebbe mai arrivato niente di utile, nessun conforto, nessuna coccola, nessun gesto di affetto e di sostegno. Forse è stato in quei momenti che ho perso la fiducia nel mondo e nelle persone e che ho imparato ad arrangiarmi, a non avere bisogno di nessuno, a non chiedere, a non desiderare...Dio mio com'è difficile uscire da questa situazione così vecchia! Se solo i genitori si rendessero conto di quanto le loro azioni influenzano i figli...

mercoledì 21 luglio 2010

questo era ed è parte di me

"Com'è che si diventa invidiosi? Il problema nasce, come spesso succede, nell'infanzia e nella relazione affettiva con i genitori. A rischio è il bambino che non riceve un giusto sostegno affettivo e soprattutto quello cui non arriva un adeguato riconoscimento del sè: in parole povere, tutti quegli apprezzamenti che gli fanno capire che è benvoluto, amato, importante e speciale agli occhi di mamma e papà.

Un bambino al quale è mancato tutto questo spesso diventa un bambino "bravo": si adatta, cioè, a una serie di regole, date dalla famiglia o inventate da lui stesso, che dovrebbero garantirgli l'amore dei genitori, ma che di fatto uccidono i suoi slanci, la sua spontaneità, la libertà del suo agire. E molto spesso sortiscono l'effetto contrario: tante volte i genitori finiscono per preferire un fratellino più spontaneo piuttosto che il bravo figlioletto perfettino, studioso e obbediente, cui non resta che rodersi e chiedersi perchè non ha il premio cui avrebbe diritto. Il problema può anche peggiorare quando i genitori sono indifferenti e distanti.

In qualche modo l'invidioso adulto non esce da questa dinamica. E' come se vivesse ancora nel mondo dei genitori e dipendesse da qualcuno in grado di notare i suoi sforzi e premiarli."



Queste riflessioni descrivono alla perfezione quello che ho passato da piccola e le conseguenze che pago ancora adesso. Forse prenderne coscienza è già un passo verso il superamento, o almeno lo spero...